Un viaggio tra i sapori

Ricotta infornataContinua la fortunata serie di aperitivi culturali dedicati alle regioni d’Italia: la Cooperativa Bontà EQUAlità Onlus e Slow Food provincia di Varese organizzano per sabato 5 maggio alle ore 18 un aperitivo dedicato alla Sicilia: sempre al prezzo di 7,00 euro (bevande escluse) si potrà gustare presso la bottega alimentare della cooperativa - in via per Lonate 88 a Busto Arsizio - un ricco buffet di specialità siciliane, preparate appositamente da Qciniamo Catering & Banqueting. Di seguito alcune delle proposte che andranno a comporre il buffet:

Pasta alla Norma, Pasta con le sarde, Pesce spada al salmoriglio, Cernia ripiena di pistacchio verde di Bronte (Presidio Slow Food) con salsa alla menta, Caponata di verdure, Frittedda, Insalata di arance, Panelle, Schiacciata catanese. Non mancherà una selezione di salumi e formaggi, tra cui la Provola dei Nebrodi (Presidio Slow Food), il Ragusano DOP stagionato, il Salame di suino nero dei Nebrodi (Presidio Slow Food), la Ricotta infornata, la Vastedda della Valle del Belìce (Presidio Slow Food), il Salame “Chiaramontano” al pistacchio.

Alto livello qualitativo anche per quanto riguarda le bevande: sono infatti stati scelti i vini dell’azienda Donnafugata (con i vini bianchi Damarino, Lighea, Polena, Vigna di Gabri, i vini rossi Sherazade e Angheli e i vini dolci Moscato di Pantelleria Kabir e Passito di Pantelleria Ben Ryè) e le birre Special Ale e Red Ale del birrificio artigianale Paul-Bricius & Company.

Considerata l’elevata affluenza di pubblico ai precedenti aperitivi, per migliorare il comfort dei partecipanti sarà allestita un’apposita area coperta all’esterno del negozio.

I piatti tipici della Sicilia saranno proposti dal reparto gastronomia per tutto il mese di maggio.

 

I Presìdi Slow Food sono alimenti tradizionali di alta qualità tutelati da Slow Food per i seguenti motivi:

- Sono prodotti a rischio di estinzione, per le difficoltà legate alla produzione o perché sono rimasti pochi produttori;

- Sono legati alla memoria e all'identità culturale di un luogo;

- Sono realizzati in quantità limitata, secondo pratiche tradizionali da aziende di piccole dimensioni;

- Sono prodotti di alta qualità organolettica, ma qualitativamente validi anche dal punto di vista ambientale e sociale.

 

Pistacchio di Bronte

Pistacchio di BronteQuesta varietà di pistacchio cresce sui terreni accidentati di Bronte e in nessun’altra parte d’Europa. E solo qui ha un colore verde smeraldo così brillante e un profumo così intenso, resinoso, grasso. Avvitato su strade ripide tra l’Etna e i Nebrodi, Bronte vive di pistacchi: c’è chi li coltiva, chi li commercia, chi li trasforma in dolci, creme e salse.

Gli alberi non si concimano, non si irrigano – anche perché di acqua non ce n’è – si trattano pochissimo e si potano un paio di volte, per eliminare i rami secchi e togliere le gemme negli anni “di scarica”. Il pistacchio, infatti, un anno produce e un anno riposa e, durante quest’ultimo, i contadini eliminano le poche gemme spuntate sui rami in modo che la pianta possa immagazzinare tutte le energie per esplodere nella stagione successiva.

Attesa per due anni, la raccolta è il momento decisivo. Un’operazione quasi acrobatica: in bilico sui massi di lava e aggrappati ai rami con una mano, con l’altra si staccano i chicchi uno a uno, per farli cadere nella sacca di tela legata al collo. In una giornata di lavoro si raccolgono al massimo 20 chili di pistacchi. Soltanto nei terreni più facili ci si può aiutare sistemando un telone sotto l’albero.

Il pistacchio di Bronte non riesce a reggere la concorrenza con i frutti meno saporiti, ma decisamente meno costosi, provenienti dall’Iran, dalla Turchia e dall’America. Così le principali industrie dolciarie e i grandi salumifici italiani – che prima acquistavano i pistacchi in Sicilia – ora si rivolgono altrove.

 

Provola dei Nebrodi

Provola dei NebrodiÈ un tradizionale caciocavallo siciliano prodotto artigianalmente dai casari dei monti Nebrodi, che si tramandano la tecnica di caseificazione di padre in figlio. Le dimensioni variano a seconda dell’area di produzione da 1 a 5 chili. La forma è ovoidale, con la classica testina dei caciocavalli (utilizzata per legare le forme e appenderle). Si produce con latte vaccino crudo coagulato con il caglio di agnello o di capretto e poi filato (gettando acqua calda sulla massa). Prima della filatura la pasta della Provola dei Nebrodi è manipolata a lungo: una tecnica simile a quella usata per impastare il pane, grazie alla quale il formaggio tende a sfogliarsi in bocca.

Le forme hanno crosta liscia, lucida, di colore paglierino ambrato. Il sapore varia dal dolce al piccantino, con il progredire della stagionatura. È un ottimo formaggio da tavola, ma è anche utilizzato come ingrediente in alcuni piatti tipici. Per una provola fresca un abbinamento corretto può essere un vino bianco dell’Etna; se il formaggio è stagionato regge bene anche un rosso di medio corpo, ad esempio un Nero d’Avola o un Nerello Mascalese.

 

Suino nero dei Nebrodi

Suino nero dei NebrodiDi taglia piccola e mantello scuro (caratteristica delle razze suine autoctone italiane), i suini Neri dei Nebrodi sono molto simili ai cinghiali selvaggi sia nelle fattezze sia nelle abitudini e non hanno nulla di mansueto e di domestico; sono allevati allo stato semibrado e brado in ampie zone adibite a pascolo: solo in concomitanza con i parti si ricorre all’integrazione alimentare. Frugale e resistente, questa razza negli ultimi anni ha visto ridursi considerevolmente il numero dei capi (attualmente si può presumibilmente stimare la presenza di circa 2000 animali). Gli allevatori hanno aziende molto piccole e, nella maggioranza dei casi, sono anche trasformatori. I loro prodotti, tuttavia, raramente raggiungono il mercato: destinati in massima parte al consumo familiare oppure oggetto di piccoli scambi locali.

Tutte le specialità norcine della Sicilia sono concentrate in questa zona nord-orientale dell’isola: un tempo erano tutti prodotti con il suino Nero, oggi la situazione è più confusa: molti norcini, infatti, sono costretti a rifornirsi di suini ibridi dagli allevamenti industriali. Ma tutte le degustazioni comparate provano che i prodotti realizzati a partire dalla carne di suino Nero allevato brado esprimono un’intensità aromatica nettamente superiore e possiedono una maggiore attitudine alle lunghe stagionature.

L’estinzione di questa razza suina (una delle poche sopravvissute in Italia) costituirebbe una grave perdita per il patrimonio genetico, ma anche e soprattutto per l’economia locale e per il piacere gastronomico: il Nero dei Nebrodi, infatti, offre carni di altissima qualità.

 

Vastedda del Belìce

VasteddaLa Vastedda è l’unico formaggio di pecora a pasta filata. Lo producevano storicamente gli abili casari della Valle del Belìce nel periodo estivo, tentando di recuperare i pecorini che presentavano dei difetti. Il nome deriva infatti dal dialetto “vasta” cioè guasta, andata a male. L’idea straordinariamente originale è stata quella di rilavorare i pecorini mal riusciti facendoli filare ad alta temperatura e producendo questo formaggio a forma ovoidale da consumare fresco, entro due o tre giorni.

Lo stile di lavorazione varia a seconda della zona di produzione e delle abitudini del casaro. Nella fase finale della filatura, quando la pasta raggiunge la giusta consistenza, la massa viene tagliata in porzioni che, lavorate manualmente, assumono la forma di sfere. Queste, accuratamente chiuse, sono collocate in un piatto fondo di ceramica, dove in breve tempo assumono la tipica forma ovoidale appiattita chiamata vastedda (simile ad una pagnotta piatta).

Formaggio straordinario per fragranza, suadenza e intensità gustativa, la Vastedda è delicatamente profumata e in bocca prevale una nota di burro con sottofondo di erbe della valle del Belìce, come le graminacee e la valeriana. Il modo migliore per gustarla è tagliarla in grosse fette e condirla con olio extravergine siciliano, pomodoro e origano. Un formaggio così delicato e fresco richiede in abbinamento un vino bianco, meglio se dai vitigni locali grillo o inzolia.

 

 

Bontà EQUAlità e Slow Food

Da sempre la nostra cooperativa porta avanti una stretta collaborazione con Slow Food, rappresentata localmente dalla Condotta Provincia di Varese. Presso la nostra bottega alimentare è possibile associarsi a Slow Food e tutti i soci hanno diritto a uno sconto del 10% sulla spesa.

Slow Food è un’associazione internazionale senza fini di lucro. Si propone di diffondere la cultura alimentare, di sviluppare l’educazione sensoriale e del gusto, di tutelare la biodiversità e le produzioni di piccola scala, di promuovere la qualità nelle sue componenti organolettiche, ambientali e sociali.

Slow Food Italia lavora affinché tutti possano permettersi e apprezzare un cibo buono per il palato, buono per l’ambiente e buono per chi lo produce: il cibo buono, pulito e giusto.

Per altre informazioni: www.slowfood.it